mercoledì, Aprile 17

Sesso e quanti

L’irruzione della meccanica quantistica nei primi venticinque anni del XX secolo costituì una vera rivoluzione per la fisica classica. Le regole che sovrintendevano il funzionamento dell’infinitamente piccolo erano talmente controintuitive e perfino stravaganti da mettere in crisi anche alcuni dei “padri fondatori” della nuova teoria.

Lo stesso Albert Einstein che pure aveva contribuito alla sua affermazione in una lettera a Max Born, scrisse: «Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo, io credo invece che tutto obbedisca a una legge, in un mondo di realtà obiettiva che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa […] Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano questo atteggiamento come un effetto di sclerosi».

Erwin Schrödinger la pensava in modo molto simile: «Se avessi saputo che la mia equazione d’onda sarebbe stata usata in questo modo, avrei bruciato l’articolo prima di pubblicarlo […] Non mi piace e mi pento di averci avuto a che fare». Eppure al geniale fisico viennese la meccanica quantistica deve molto. Diversi anni primi di questo pentimento durante una settimana all’insegna del sesso e della speculazione scientifica, Schrödinger getterà le basi della meccanica ondulatoria.

È il 1925 il trentottenne Erwin Schrödinger, brillante fisico teorico viennese, decide di concedersi una vacanza, non insieme a sua moglie AnnaMarie Bertel sposata cinque anni prima, bensì con la sua amante del tempo. Il programma era quello di passare una ventina di giorni ad Arosa, un paesino delle Alpi Svizzere, alternando corroboranti passeggiate, buona tavola, riflessioni scientifiche e infuocate notti di sesso.

Il nostro Erwin era infatti oltre che un fisico geniale, un uomo incline a cedere facilmente al fascino femminile, con una mentalità aperta e diremmo oggi trasgressiva, non insolita nella Vienna del tempo.
A riprova di quanto sopra vi era la natura dell’intenso rapporto professionale e amicale con un grandissimo matematico del tempo Hermann Weyl, noto fra l’altro, per il ruolo decisivo nello sviluppo della relatività generale.

Weyl aiutava Schrödinger nei calcoli e costui gli concedeva di andare a letto con la moglie, AnnaMarie. Non sappiamo cosa AnnaMarie pensasse di questa situazione e se fosse a conoscenza del “baratto” ma questi “esperimenti sociali” non erano rari nel crepuscolo della società viennese dell’epoca.
Sta di fatto che nel dicembre del 1925 Erwin parte con l’amante per la vacanza portandosi dietro un articolo scientifico di Louis-Victor Pierre Raymond de Broglie, fisico e matematico francese, e un paio di tappi per le orecchie, in modo da potersi isolare in qualunque contesto dal resto dell’ambiente.circostante.

Fu durante quella vacanza, tra una notte di sesso e un’altra, che a Schrödinger venne in mente la teoria “della meccanica ondulatoria”. Era un modo diverso e più semplice di formalizzare da un punto di vista matematico la nascente meccanica quantistica. Tale equazione costituisce la regola matematica che descrive il comportamento statistico delle particelle nel microcosmo della meccanica quantistica

La nuova equazione che in onore del suo scopritore prese per l’appunto il nome di “equazione di Schrödinger” da un lato fece progredire la teoria quantistica, dall’altra creò non pochi malumori, successivamente, allo stesso Erwin, per il modo in cui fu interpretata.

Scrisse qualche tempo dopo Schrödinger, che nel 1933 ricevette insieme a Paul Dirac il Premio Nobel per la fisica: ” Se avessi saputo che la mia equazione d’onda sarebbe stata usata in questo modo, avrei bruciato l’articolo prima di pubblicarlo…..Non mi piace e mi pento di averci avuto a che fare.”

Cosi come anche Einstein, un’altro dei pionieri della meccanica quantistica, Erwin Schrödinger rimase turbato dagli sviluppi di una teoria che avrebbe cambiato il mondo.

Probabilmente se in quel freddo dicembre del 1925 Erwin avesse avuto sentore del “potere eversivo” della sua equazione, avrebbe lasciato meno sola l’amante, costretta ad aspettare la notte per riaverlo tra le sue braccia.

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