giovedì, Giugno 20

1913: Il ritrovamento della Gioconda – Ep. 15

Il celebre quadro di Leonardo era stato rubato dal Museo del Louvre due anni prima e per tutto il 1913 le ricerche erano proseguite infruttuosamente. Il dipinto aveva 400 anni ed era stato realizzato da Da Vinci su legno di pioppo lombardo dalle dimensioni di 77×53 centimetri.

Poi agli inizi del mese di dicembre un primo colpo di scena. Un corpulento e gioviale mercante d’arte di Firenze, Alfredo Geri che ha una galleria in via Panzani ed annovera tra i suoi clienti Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio, riceve una lettera dove uno sconosciuto che si firma Leonardo (sic!) gli comunica che è in possesso del dipinto rubato e che intende restituire questo capolavoro dell’arte italiana al nostro paese.

Geri riesce a fissare per lettera un appuntamento a Milano il 22 dicembre con questo enigmatico e misterioso Leonardo, ma il 10 dicembre, alle sette e mezzo di sera, mentre Geri sta chiudendo la galleria d’arte in via Panzani si fa avanti un ometto dalla pelle scura, magro e con sottili baffetti impomatati. L’uomo si dichiara come il misterioso Leonardo.

Leonardo ha preso alloggio poco distante all’albergo Tripoli ed Italia e racconta a Geri che nella stanza di questo alberghetto senza pretese è nascosta La Gioconda. L’appuntamento è per il giorno dopo. Il mercante d’arte contatta Giovanni Poggi, direttore del Museo degli Uffizi e con lui si presenta alla pensione del fantomatico Leonardo.

I due promettono all’ometto che se il dipinto sarà davvero autentico avrà una ricompensa di 500.000 lire, Leonardo si schernisce e ribadisce di averlo sottratto alla custodia del Louvre soltanto per restituirlo al legittimo proprietario: l’Italia. Arrivati nella modesta camera, Leonardo tira fuori da sotto il letto una valigia, la apre, rovescia l’intero contenuto sul letto, poi apre un doppio fondo ed estrae il dipinto.

Geri e Poggi rimangono folgorati, ad un primo controllo si tratta davvero della Gioconda! Poggi mantenendo un minimo di sangue freddo dice a Leonardo che devono però essere fatti ulteriori esami per comprovare l’autenticità del quadro oltre ogni ragionevole dubbio e si allontana con Geri.

Leonardo forse sfibrato dalla tensione e dal lungo viaggio si addormenta sul letto dopo aver appoggiato alla parete La Gioconda e così lo sorprendono i carabinieri avvertiti dal Direttore degli Uffizi. Si lascia arrestare senza opporre resistenza. La GIoconda viene trasferita agli Uffizi sotto robusta scorta, mentre Poggi che diviene l’uomo del giorno viene ricevuto nei giorni a seguire dal Re Vittorio Emanuele III e da Papa Pio X. L’ambasciatore francese viene prontamente avvertito del ritrovamento.

Da quel momento tutta l’Italia viene attraversata dalla febbre della Gioconda. Intanto i carabinieri accertano che il fantomatico Leonardo si chiama in realtà Vincenzo Perruggia, di 32 anni, in servizio al Louvre come aiuto-vetraio. Ed in quanto aiuto vetraio era stato lui stesso a mettere nella teca il dipinto prima che questi venisse appeso nelle sale del Louvre. Per rubarlo non aveva fatto niente altro che rimanere chiuso nel museo di notte e poi la mattina dopo uscire sotto gli occhi della sicurezza che lo conosceva bene, indisturbato con un pacco sotto il braccio.

Per due anni aveva nascosto il dipinto sotto il letto di casa sua, a meno di un chilometro dal Louvre e superato persino una perquisizione dei poco efficienti gendarmi francesi che avevano trascurato di guardare sotto il letto! La storia del furto rappresentò un vero e proprio schiaffo sia per il Louvre che per la polizia parigina.
D’Annunzio compose addirittura alcuni versi in onore dell'”eroe” che aveva sottratto La Gioconda per restituirla all’amata patria.

Naturalmente non andrà come il Vate sperava. Dopo aver fatto sempre sotto nutrita scorsa un vero e proprio tour per la penisola, dando la possibilità a decine di migliaia di persone adoranti di ammirare questo capolavoro di Da Vinci, il quadro verrà restituito alla Francia ed al Louvre il 31 dicembre del 1913.

Il buon Vincenzo Perruggia se la caverà con una pena relativamente mite, sette mesi di reclusione. Con il passaggio del quadro più famoso del mondo dal confine italiano a quello francese, il 31 dicembre, si chiude non soltanto quest’anno straordinario, l’ultimo di pace prima dell’ecatombe della Grande Guerra, ma anche la nostra serie di post ad esso dedicato.

Per coloro che ne avessero perso qualcuno, basta inserire nella barra di ricerca 1913 e saranno visualizzati tutti e 15 gli articoli dedicati a quest’anno che segna la fine di un mondo e l’irrompere di una modernità forgiata con le armi ed il sangue di intere generazioni.

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