lunedì, Aprile 15

Emozioni bestiali

Per molto tempo la stragrande maggioranza degli studiosi ha negato la possibilità per gli animali di provare emozioni. Determinate manifestazioni erano ritenute solo istintive o dettate da comportamenti piuttosto “meccanici”, rispetto all’ampia gamma emotiva di Homo sapiens.

La teoria dei tre cervelli

In realtà, secondo la teoria dei tre cervelli, proposta negli anni ’70 dal dottor Mc Lean, successivamente riveduta e ampliata, alla nostra stratificazione cerebrale inferiore, la rettiliana, sede degli istinti primordiali, si è poi sovrapposto il cervello dell’antico mammifero, sede di alcune emozioni basilari. Queste deriverebbero soprattutto dalle interazioni sociali nei propri gruppi di appartenenza. Negli ultimi decenni poi, varie osservazioni di etologi hanno riscontrato la capacità di provare emozioni, non solo tra i mammiferi, ma anche negli uccelli, e persino nei molluschi e negli insetti.

L’importanza delle emozioni per la sopravvivenza della specie

Secondo studi recenti, le emozioni hanno avuto un ruolo molto importante nella guida dei comportamenti e delle decisioni: fanno conoscere i bisogni individuali, favorendone l’appagamento. Forse sono comparsi molto presto, nel corso dell’evoluzione animale, determinando reazioni adeguate ai pericoli, al bisogno di accoppiarsi, per la competizione nelle gerarchie e la formazione stessa di compagini sociali.

Le emozioni hanno modalità diverse, ma si esprimono spesso con movimenti del corpo, (e di sue parti, in particolare del volto), e certe vocalizzazioni. Tra le emozioni fondamentali, ci sono la paura, la rabbia e la gioia.

La paura

Per quanto riguarda la paura, essa è forse l’emozione più importante per la sopravvivenza dell’individuo, poiché in genere produce strategie difensive in determinate situazioni di pericolo. Si manifesta negli animali con tremori, muscoli tesi, penne e peli eretti, battito cardiaco aumentato.

Ne conseguono vari meccanismi di difesa: la fuga, o al contrario, la tanatosi, (quando ci si finge morti), il “freezing”, (“congelamento”), una sorta di blocco fisico e psichico. Nel caso dei predatori, è frequente l’attacco. Nelle strutture gerarchiche di gruppo, chi perde, in seguito alla paura di perdere la vita, si sottomette, ad esempio offrendo il collo, da parte del lupo più debole. Anche i ghigni degli scimpanzé, puniti o minacciati, potrebbero significare paura.

La rabbia

La rabbia causa avvertimenti o lotte vere e proprie, per cui, oltre alla sua difesa vitale, serve all’animale anche per prendere o conservare il cibo, il nido, l’accesso ai partner. Spesso, a seconda dell’animale, si manifesta con sibili, morsi, graffi, inarcamenti di schiena, scoperta di gengive e denti. In particolare, i macachi diventano tremanti e violenti, se al posto di cibo gustoso si sostituisce altro non gradito.

La gioia

La gioia consegue da situazioni piacevoli e potrebbe rafforzare certi comportamenti vantaggiosi. Un gatto accarezzato dolcemente fa le fusa e ne vorrebbe ricevere ancora, senza limiti di tempo. Essa potrebbe però anche allentare la tensione in situazioni difficili. Finora sembrano 65 le specie animali capaci di sorridere, tra cui gli scimpanzé, i topi, i cani e i gatti, che a volte evidenziano forse risate . La gioia si associa alla produzione di dopamina, per attività soddisfacenti, come mangiare ed accoppiarsi.

Insomma le emozioni negli animali sembrano corrispondere a precisi vantaggi evolutivi in grado di assicurare sopravvivenza e benessere alle varie specie.

Per saperne di più:

Emotività degli animali

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