domenica, Maggio 19

La teoria cosmologica dell’universo “vivente”

La cosmologia è la scienza che ha come oggetto di studio l’universo nel suo insieme, del quale tenta di spiegare in particolare origine ed evoluzione. Si tratta di un territorio così complesso e spesso al di fuori di possibili verifiche sperimentali che non di rado i fisici teorici sfociano nella metafisica.

Le teorie di questa natura abbondano, dal multiverso a lo stato dell’universo prima del Big Bang siamo all’interno di quel territorio di confine tra scienza e appunto metafisica. In questo contesto si ascrive la teoria del fisico teorico americano Les Smolin, classe 1955, che didegna il nostro universo come un organismo vivente, motivando questa visionaria ipotesi più con le leggi della biologia che quelle della fisica.

Chi è Lee Smoolin

TORONTO, ONTARIO, CANADA -May 23, 2019: Lee Smolin, an American theoretical physicist, a faculty member at the Perimeter Institute for Theoretical Physics, an adjunct professor of physics at the University of Waterloo and a member of the graduate faculty of the philosophy department at the University of Toronto, poses for a portrait at his home. CREDIT: Philip Cheung

Lee Smolin nato a New York il 6 giugno 1955 è un fisico teorico statunitense che ha dato notevoli contributi alla teoria quantistica della gravitazione e, in particolare, alla gravità quantistica a loop. È stato tra i fondatori del Perimeter Institute for Theoretical Physics (Waterloo, Ontario).

Smolin è quindi uno scienziato serio che però ha voluto dare un’interpretazione cosmologica dell’universo totalmente differente dalle altre.

Un organismo vivente

Per Smolin l’universo è un organismo vivente, uno smisurato “corpo” che nasce, si riproduce e infine muore, sia pure su tempi inconcepibili per l’essere umano. La nascita dell’universo avverrebbe attraverso i buchi neri subendo una mutazione come nella trasmissione del DNA di qualunque specie vivente.

Così dichiara Smolin su questo specifico aspetto «Nel cosmo funziona come in biologia: esiste una popolazione di universi che generano una progenie attraverso i buchi neri. Perché si formi un buco nero occorre una stella molto grande. Inoltre servono enormi nuvole di gas e di polveri fredde, in modo che queste sostanze si trasformino in monossido di carbonio. Quindi sono necessari sia il carbonio sia l’ossigeno, i due atomi essenziali per la formazione della vita. Questi due elementi sono presenti nell’universo in misura massiccia, perciò la spiegazione per cui il cosmo ospita la vita non è altro che un effetto collaterale della sua stessa fertilità in termini riproduttivi». La sua fase riproduttiva sarebbe soggetta ad una sorta di selezione naturale sulle scie delle teorie darwiniane.

Per Smolin quindi dobbiamo ragionare sulla natura dell’universo in termini biologici piuttosto che fisici. Le leggi della fisica servono per mantenere “fertile” l’organismo vivente e consentendogli di riprodursi attraverso i buchi neri.

La rivincita del creazionismo?

Questa visione dell’universo come entità biologica potrebbe essere un assist per i creazionisti, ovvero per coloro che sono convinti che tutto quello che esiste è frutto della volontà di un essere superiore e onnipotente. Ma Smolin che è un ateo convinto così smonta qualunque tentativo di misticismo sulla sua teoria.

«Dunque non c’è mai stato un Dio, non c’è mai stato nessun pilota che ha fatto il mondo imponendo un ordine al caos rimanendone poi al di fuori ad osservare e a prescrivere. E Nietzsche è morto. Oggi anche lui è morto. L’eterno ritorno, la morte termica eterna non rappresentano più una minaccia: non verranno mai come non verrà mai il regno dei cieli. Il mondo ci sarà sempre, e sarà sempre diverso, più vario, più interessante, più vivo, ma sarà sempre il mondo nella sua complessità e incompletezza. […] Tutto l’Essere è nelle relazioni tra le cose reali, sensibili. Tutto ciò che abbiamo come legge naturale è un mondo che si è costruito da sé.»

Universo vivente o senziente?

La teoria dell’universo come organismo vivente, tra i tanti problemi teorici che presenta, rinfocola un dibattito millenario, ovvero l’esistenza di una distinzione tra essere vivente ed essere senziente. Un classico di questo dilemma è lo status che l’uomo attribuisce agli animali.

Tralasciando la lunghissima querelle filosofica, Pietro Onida (1902-1982), grande economista italiano, ha sottolineato come ‘evoluzione di questa apparente dicotomia è riscontrabile anche sul piano giuridico. «Da un lato, nell’ambito della dottrina civilistica, l’animale non umano appare come cosa né più né meno delle altre cose inerti. Dall’altro, nell’ambito della dottrina penalistica, l’animale è andato affermandosi sempre di più come un essere senziente, di conseguenza meritevole di una tutela di per sé.»

Questo processo si è andato sempre più rafforzando negli ultimi anni, ma il concetto di essere senziente viene esteso agli animali, siamo sicuri che possa valere per quello sterminato spazio fatto di vuoto, galassie, stelle e pianeti che costituisce l’universo?

Conclusione

Come per tutte le teorie visionarie, non esiste al momento alcun possibile riscontro sperimentale che possa avvalorare il pensiero di Smolin. Questo non significa che la teoria dell’universo vivente vada cancellata, spesso quello che appare visionario e fantascientifico oggi, può rivelare basi ben più concrete in un futuro più o meno lontano.

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