sabato, Luglio 20

Le tempeste solari

E’ giovedì 1 settembre 1859, le undici di mattina sono passate da pochi minuti, l’astronomo inglese, allora trentatreenne Richard Carrington, sta osservando il Sole con il suo telescopio. La sua attenzione viene attratta da
un paio di luci accecanti apparse all’improvviso dentro una formazione di macchie solari che stava studiando; avevano una strana forma a fagiolo ed eguagliavano, se non superavano addirittura, la stessa luminosità della nostra stella.

Profondamente turbato corse a cercare qualcuno che avallasse la sua scoperta, ma inutilmente: quando ritornò, con sua grande sorpresa s’accorse che l’intensità di quelle luci si era alquanto affievolita fino a scomparire.

Il giorno successivo, poco prima dell’alba, i cieli a latitudini inconsuete come a Cuba], Bahamas, Giamaica, El Salvador ed Hawaii si colorarono di rosso sangue a causa di intense e variopinte aurore, la cui causa era da riportare a quelle luci che Carrington la mattina precedente aveva avuto la fortuna di poter osservare, e che altro non erano se non brillamenti, esplosioni magnetiche che avvenivano sulla superficie solare.

Il brillamento (flare in inglese) osservato da Carrington fu la più grande tempesta solare mai osservata dagli astronomi e produsse i suoi effetti su tutta la Terra (perfino a Roma) dal 28 agosto al 2 settembre del 1859.

L’evento di Carrington provocò notevoli disturbi all’allora recente tecnologia del telegrafo, causando l’interruzione delle linee telegrafiche per 14 ore ed appiccando estesi incendi.

I flares solari sono violentissimi cataclismi associati alla formazione delle macchie, che interessano la parte inferiore dell’atmosfera solare – la cosiddetta cromosfera – e rilasciano sferzanti docce di radiazioni e vento solare, chiamati appunto flares («brillamenti») o eruzioni solari. I flares solari sollevano gigantesche colonne di gas, che solitamente si dissolvono in un’ora circa. Qualcuno di questi getti può tuttavia durare per giorni o anche mesi, raggiungendo altezze di decine se non centinaia di migliaia di km e assumendo le forme più disparate.

I brillamenti solari sono classificati in cinque classi di potenza a seconda della loro luminosità nei raggi X, misurata a Terra in Watt/m2 e nella banda tra 0,1 e 0,8 nm. In ordine crescente di potenza sono A, B, C, M e X. Ogni classe è dieci volte più potente di quella precedente, con la più potente X pari a un flusso di 10−4 W/m2, ed è ulteriormente suddivisa linearmente in 9 classi, numerate da 1 a 9.

Una super tempesta solare come quella osservata dall’astronomo inglese nel 1859 che colpisse oggi la Terra potrebbe avere effetti ancora più disastrosi vista la nostra dipendenza dagli apparati elettrici ed elettronici.

Il 23 luglio 2012 si è verificata un’altra eruzione solare paragonabile all’evento Carrington, ma per fortuna ha evitato il nostro pianeta.

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