mercoledì, Aprile 17

L’impronta digitale genetica

Gli esseri  viventi si suddividono  in tre grandi  Domini: i batteri,  gli archea e gli eucarioti. Questi ultimi possiedono  una piccolissima porzione del  DNA che non si trova nel  nucleo bensì dentro i mitocondri, le piccole ma potenti unità di produzione energetica da cui dipende ogni forma di vita complessa.

Contrariamente a quanto avviene al   cromosoma Y, il DNA mitocondriale (mtDNA) è trasmesso ai figli solo dalla madre.

Lo spermatozoo apporta la metà  delle  informazioni genetiche necessarie per formare un nuovo individuo (22 cromosomi ed una X se l’individuo  sarà femmina oppure 22 cromosomi ed una Y se sarà un maschio). Quando  penetra nell’ovulo  si incontra con il resto del  corredo cromosomico 22 cromosomi e una X, più il mtDNA della madre.

 Oltre  il 97%  del DNA è contenuto  nelle 22 coppie di autosomi e nel cromosoma X e queste informazioni genetiche vengono ereditate in parti  uguali (pressappoco)  da entrambi i genitori. Durante  il processo di formazione di un ovulo o  di uno spermatozoo i  cromosomi appaiati si mescolano e si rialliniano determinando per ogni cromosoma  milioni di scambi possibili. Il risultato è una nuova combinazione per ciascuno dei 22 autosomi.

E’ questo processo chiamato ricombinazione che conferisce a ciascun individuo una sua costituzione unica, una sorta di impronta digitale  genetica univoca  ed quasi immortale.

 

Mitocondri e cromosomi Y, invece, non sono soggetti a questo processo. I primi  derivano da vostra madre, e lei li ha ricevuti da sua madre, e sua madre da sua madre, e così via procedendo all’indietro esclusivamente per linea materna; la stessa identica cosa per il cromosoma Y nel ramo paterno.

Questa peculiarità  è molto utile per  chi cerca di ricostruire le linee di ascendenza. I mitocondri sono per  numero e caratteristiche più resistenti a reggere  l’usura del tempo.  Rispetto al DNA nucleare di mtDNA ce n’è in gran quantità, milioni di copie identiche e tutte assai più facilmente disponibili per un’analisi.

Ed è  soprattutto grazie all’analisi del  DNA mitocondriale che la paleontologia  sta  riscrivendo pagine su pagine  dell’evoluzione umana.

 

 

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