giovedì, Giugno 20

L’orologio molecolare

La distanza genetica può tradursi in una stima del tempo intercorso nella separazione di due specie da un antenato comune. Questo calcolo ha preso il nome di “orologio molecolare” basandosi sulle divergenze filogenetiche del dato molecolare. Sono stati i biologi molecolari fin dagli anni Sessanta dello scorso secolo a spingere verso questa direzione ed i paleoantropologi negli Anni Ottanta hanno finalmente accettato questo procedimento basato sull’analisi del DNA sia quello mitocondriale sia quello nucleare.

I paleoantropologi capirono che questa tecnica che si basa sulla ipotesi di  mutazioni casuali, con le quali i geni si evolvono, con frequenze pressoché costanti nel tempo. Considerato valido questo assunto, diventa possibile stimare il tempo trascorso dal momento in cui si è verificata la divergenza tra due specie che discendono dallo stesso antenato comune, semplicemente valutando il numero delle differenze presenti in sequenze di DNA correlate o nelle corrispettive proteine.

E l’orologio molecolare ha dato ragione ad una delle predizioni di Charles Darwin descritta nell’Origine dell’Uomo del 1871 ovvero che la culla dell’umanità fosse ubicata in Africa in virtù della nostra maggiore simiglianza alle grandi scimmie antropomorfe africane (gorilla e scimpanzé) piuttosto che a quelle asiatiche (orangutan e gibboni).

Con il progressivo affinamento delle tecniche di sequenziamento genomico l’orologio molecolare al momento ha stabilito che la separazione della nostra storia da quella degli scimpanzé è avvenuta non 5 milioni di anni fa come si riteneva fino a qualche anno fa ma, tra i 7 e gli 8 milioni di anni fa. La divergenza evolutiva tra noi ed i Neanderthal è avvenuta non prima di 500.000 anni fa e gli Homo Sapiens hanno iniziato la diffusione fuori dal continente africano intorno ai 100.000 anni fa.

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