venerdì, Luglio 19

In certe zone costiere il Mediterraneo fa paura

Un recente studio firmato da tre ricercatori italiani delle sedi di Roma e Bologna dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università olandese di Radboud, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, lancia un preoccupato grido d’allarme sul destino di alcune aree costiere mediterranee.

I risultati dello studio

Secondo lo studio del pool di ricercatori in alcune zone il Mediterraneo sta crescendo ad una velocità tripla di quella finora stimata. Le coste interessate a questo pericoloso fenomeno ammontano a 38.500 chilometri quadrati e se questo trend verrà mantenuto, ben presto saranno soggette ad inondazioni e verranno cancellate dalla morfologia terrestre.

Per l’Italia, le coste più a rischio sono quelle di Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia settentrionale per il versante adriatico, insieme a quelle di Toscana, Lazio e in parte della Sardegna per quello tirrenico. Nel resto del Mediterraneo sono interessate ampie zone costiere del Nord Africa, dell’Egitto, dell’Albania, della Grecia e del sud della Francia.

Le cause di questo anomalo innalzamento

Le cause che hanno prodotto questa accelerazione dell’innalzamento del Mediterraneo, in determinate zone geografiche, dipendono oltre che dai processi del riscaldamento globale anche dal fenomeno della subsidenza. La subsidenza o subsistenza è un lento e progressivo sprofondamento del fondo di un bacino marino o di un’area continentale. Il fenomeno è più evidente nelle aree dive insiste un’attiva sedimentazione che produce imponenti serie detritiche, con spessori che possono essere di migliaia di metri; ciò è spiegabile solo ammettendo un lento abbassamento del bacino simultaneamente alla deposizione e all’accumulo dei sedimenti.

Le cause della subsidenza sono di origine geologica a cui può aggiungersi un importante booster antropico innescato dallo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, dall’estrazione di idrocarburi e dalle bonifiche idrogeologiche. Il fattore antropico si manifesta in genere in tempi relativamente brevi (anche poche decine di anni), con effetti che possono compromettere fortemente opere e attività umane.

I dati della ricerca

Per lo studio sono stati utilizzati i dati dei sistemi di navigazione satellitare, che permettono di calcolare in maniera estremamente precisa le velocità di spostamento verticale del suolo. Alla luce di questi dati, i ricercatori hanno ricalcolato le attuali proiezioni fino al 2150 in 265 zone del Mediterraneo. È urgente secondo gli autori della ricerca che le autorità pubbliche intervengano con decisione fin da ora per scongiurare in un futuro ormai prossimo un grave impatto sulle attività, la vita e le infrastrutture umane.

Fonti:

Ansa

alcune voci di Wikipedia

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